Da: IL VENTO NON RICORDA

di Liv-Chayiah Dodino
tradotte in italiano dalla stessa autrice

 

FOGLIA

Sono una foglia nel vento del destino.
La bufera imperversa.
Strappata via dal ramo, volo,
poi cado a terra,
mi sollevo
e sbatto contro il tronco.
Ricado.
Una folata più forte mi riafferra,
mi porta via, lontano.
Aumenta la sua furia la tempesta,
il fragore mi assorda.
In una pozza vengo trascinata,
annego
mentre una scarpa conosciuta,
amata,
mi calpesta, mi schiaccia e mi fa a pezzi
mentre va a ripararsi
senza badare a me.

 

DOMENICA 23 SETTEMBRE

Dolce, dolce la chiami
e ti aggiri per casa,
la casa amata e odiata
ed ora così estranea.
Vaghi come uno spettro.
Le mani a tratti corrono sul cuore,
tentano di strappare
quel peso che lo opprime.
Gli occhi vagano qua e là,
scrutando nella stanza,
la sua, la stanza che ora resterà vuota.
Guardi, tocchi gli oggetti,
cerchi le tracce,
respiri il suo profumo sul guanciale.
E piangi.
La gatta miagola.
“Lei se ne è andata e tu,
tu resterai con me
o verrà a reclamarti?
Un altro affetto che mi verrà strappato?”.
Vi ha lasciate
in compagnia di milioni di menzogne,
sole, su quella strada.
“Ancora
percorreremo insieme
un lungo tratto”
lei aveva promesso.
Invece
tutto è finito ora,
all’improvviso.
Come una lancia
scagliata da un amico
di cui ti fidi,
a cui
affidi la tua vita
e invece ti trafigge
alle spalle.
Maledici quel giorno.
Allora, come sempre,
paladina
della giustizia
hai sbagliato di nuovo.
Devi badare solo ai fatti tuoi.
Come un cavallo con i paraocchi
che trascina e non vede
dovevi andare.
E ora
guarda  che cosa hai fatto,
cosa hai ottenuto.
Ricordi quei messaggi
in cui lei ti spiegava
dell’egoismo di certi sconosciuti
per qualcuno a te ignoto
e tu lo difendevi,
elargivi consigli
e sono stati quelli
a strappartela via
ancora troppo presto.
Voglia di gruppo,
forse amicizia o amore.
Più probabile voglia
di lontananza
o falsa indipendenza.
Invochi ora quell’unico 
dolce rimedio.
“Fai cessare, ti prego, 
lo strazio del tuo cuore.
Dolce mia amica morte,
arriva presto,
ti aspetto. Non tardare”.

 

LA VALIGIA

Inerte nell’armadio,
sembravi inoffensiva.
Blu, media, a Varsavia con me,
benchè non fossi mia,
ma solo mia compagna.
Eri vuota da tempo
e non credevo
che l’avresti seguita così presto.
Stavi lassù,
tranquilla
senza ferire.
Invece,
stamattina mi sei apparsa
pronta a colpirmi
come un’arma mortale,
preparata da tempo,
carica,
piena.
Piena delle sue cose,
dei suoi vestiti,
piena di indifferenza,
piena di crudeltà,
piena di inganno.
Dentro porti con te
il mio cuore straziato.
Se ne vedesse il sangue
sporcarti un po’
lo laverebbe via senza emozione.
Con un po’ di fastidio
ti getterebbe nella spazzatura.
Lo ha già fatto con me.

HOME